Alla scoperta dei Castelli di Cannero in barca

Castelli di Cannero: a caccia del tesoro sul Lago Maggiore

Tra i simboli più amati del Lago Maggiore troviamo i Castelli di Cannero: antiche fortificazioni dalla posizione insolita (lacustre e non collinare) che sorgono su due isolotti rocciosi, appartenenti al comune di Cannobio. Sfortunatamente, non è possibile visitarli per ragioni di sicurezza, per cui c’è chi si accontenta di osservarli dalla riva e chi si avvicina il più possibile ai Castelli di Cannero in barca.

Numerose sono le leggende che gravitano intorno a questi luoghi, alimentando la curiosità dei turisti e l’interesse verso i loro fondatori: i fratelli Mazzarditi, meglio noti come ‘Fratelli della Malpaga’. Nel XV secolo, questi ‘pirati lacustri’ erano il terrore del borgo di Cannobio, saccheggiavano le imbarcazioni e depredavano i villaggi, custodendo la refurtiva nelle mura del loro inespugnabile castello, al quale nessuno osava avvicinarsi. Dopo anni di terrore, il duca Filippo Maria Visconti, decise di assediare la loro fortezza, distruggendola. I Castelli di Cannero sul Lago Maggiore, così come li vediamo oggi, sono il risultato della ricostruzione che la Famiglia Borromeo commissionò nel 1520, per sfruttarli come punto di avvistamento delle incursioni svizzere.

Sembra che, nel corso del tempo, i fratelli Mazzarditi avessero accumulato un vero e proprio tesoro e che, prima di arrendersi al duca, lo gettarono nelle acque del lago. La leggenda vuole che, nei giorni di fitta nebbia, attorno al castello si intraveda un antico veliero: un’imbarcazione fantasma alla ricerca delle ricchezze perdute. La teoria che il Lago Maggiore custodisca qualcosa di molto prezioso è stata avvalorata da alcuni ritrovamenti, effettuati a partire dal 1700, tra i quali spicca l’incisione su una lastra, ritrovata da un pescatore nei pressi della fortezza di Cannero e che riporta le seguenti parole: ‘alle calende di maggio, all’alzare del sole il tesoro si troverà’. I temerari e gli avventurieri possono, dunque, iniziare a cercare evitando, magari, la navigazione in giornate particolarmente fosche.